Scilla e Cariddi tra storia e leggenda


Scilla e Cariddi, i mostri marini descritti da Omero nell'Odissea, sono figure mitiche che tuttora incutono timore ai naviganti che attraversano lo Stretto. Scilla era una bellissima ninfa che viveva sulla sponda calabrese ed era innamorata di Glauco, un semi-dio, metà uomo e metà pesce. La maga Circe, invaghita di Glauco, avvelenò la fonte in cui amava bagnarsi Scilla e lei si trasformò in un orrendo mostro a sei teste. Cariddi si trovava sulla sponda siciliana, era figlia di Nettuno e della Terra, fu tramutata da Zeus in un terribile mostro marino che per tre volte al giorno ingoiava e rigettava l'acqua, creando vortici giganteschi, mentre Scilla divorava i navigatori con le sue orrende fauci.

Lo stretto di Messina è una delle sfide dell'umanità: tutte le persone che si sono trovate a passare tra Scilla e Cariddi hanno immaginato un ponte che ne unisse le rive, da sempre i popoli dell'ltalia e della Sicilia aspirano a collegare l'isola alla terraferma, assecondando l'esigenza quasi primordiale di porre rimedio alla frattura ricongiungendo le mitiche sponde, tra cui scorrono le pericolose correnti che hanno suggerito a Omero la descrizione delle insidie contrapposte tra Scilla e Cariddi.
Sono celebri i vari tentativi dei Romani durante le guerre puniche di costruire ponti di barche per l'attraversamento degli eserciti e degli animali al seguito, una cronaca parla della realizzazione di un ponte in barche e botti su cui fecero transitare degli elefanti; da duemila anni si cerca di replicare in modo stabile la loro leggendaria (e mai sufficentemente provata) impresa.
L'imperatore Carlo Magno (che fu il primo, dopo gli antichi romani, a sognare un Europa Unita) nel IX secolo giunse in Calabria, noto' la distanza ridotta tra le sponde e decise di realizzare una sequenza di ponti sul mare, a cui avrebbero dovuto contribuire Franchi e Sassoni, Avari e Alemanni, Bavari e Longobardi: come dire, tutte le genti d'Europa.
Alla morte di Carlo Magno seguì la disgregazione dell'Europa nascente e l'abbandono del progetto che fu ripreso a meta' del XI secolo da Roberto il Guiscardo (conquistatore Normanno) che, secondo Guglielmo Appulo, ne avrebbe iniziata la costruzione, anch'essa sospesa dopo la morte avvenuta per dissenteria nel 1085 sulle sponde dalmate.
Il sogno di Franchi e Normanni rimase sempre vivo nelle genti delle due sponde che si sono guardate, frequentate e amalgamate, nonostante l'insidia dei flutti turbinosi.
Nelle Chronicles of the Reigns of Stephen, Henry II and Richard I e la Historia Anglorum di Matteo Paris (XIII secolo) si parla del grande fiume che divide Sicilia e Calabria e di un progetto di ponte, Ruggero II (Re di Sicilia dal 1140) fece compiere delle esplorazioni nello Stretto da un palombaro, per osservare le correnti e studiando la fattibilita' di un ponte tra le due rive.

La leggenda di Scilla e Cariddi è riportata perfino in questo discusso sonetto del Petrarca, a tesimonianza della magia dello Stretto di Messina, che da sempre ha ispirato e continua ad ispirare artisti di ogni genere...

Passa la nave mia colma d'oblio
per aspro mare, a mezza notte il verno,
enfra Scilla e Caribdi; et al governo
siede il signore, anzi ‘l nimico mio;

a ciascun remo un penser pronto e rio
che la tempesta e ‘l fin par ch’abbi a scherno;
la vela rompe un vento umido, eterno
di sospir, di speranze e di desio;

pioggia di lagrimar, nebbia di sdegni
bagna e rallenta le già stanche sarte
che son d’error con ignoranzia attorto.

Celansi i duo mei dolci usati segni;
morta fra l’onde è la ragione e l’arte,
tal ch’i ‘ncomincio a desperar del porto.

Francesco Petrarca, Canzoniere, 189

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